IL TAGLIO DELLE RADICI
Un Vedânta anomalo rimosso dalla tradizione

Autore: Alberto Ventura

Il testo riprodotto in questa pagina è un estratto dell'articolo pubblicato nel numero 115 della Rivista di Studi Tradizionali.

Il testo integrale, completo delle note, è disponibile con l'acquisto del numero corrispondente della rivista.

... Su questa stessa rivista sono già state esaminate a più riprese le opinioni anti-tradizionali del collettivo Veda Vyâsa Mandala, gruppo che espone singolari teorie sul Vedânta e che non perde occasione di rivolgere attacchi settari contro le altre forme della tradizione iniziatica e severe critiche nei confronti dell’opera di René Guénon.
Grazie a un elaborato uso di sofismi e ad una selettiva citazione di testi sanscriti avulsi da ogni contesto, gli esponenti di questo gruppo intendono smantellare uno dopo l’altro diversi caposaldi dell’unanime Tradizione universale, con la pretesa di essere i soli a detenere le chiavi della più alta comprensione metafisica.

Costoro si spingono persino a definire i loro critici come «i nostri contestatori pseudo-tradizionali», il che è alquanto paradossale se detto da chi si pone chiaramente al di fuori di ogni più regolare ortodossia.
Una simile frattura rispetto alla Tradizione equivale a un vero e proprio «taglio delle radici», perché così facendo si recidono i legami con ogni influenza spirituale autentica e si priva la dottrina metafisica di tutto ciò che può permettere una sua comprensione effettiva (e non solo teorica e libresca).
Le critiche sollevate in precedenza riguardo a diversi punti delle loro insolite opinioni ci sembravano già decisive per dimostrarne la natura anomala, ma è forse opportuno tornare ancora una volta sull’argomento, per evidenziare tutte le incongruenze e le contraddizioni che si celano dietro una visione dottrinale così palesemente distorta.

...Risulta in questo modo evidente che le argomentazioni di Rocchi, negando ogni realtà agli stati superiori dell’essere, non fanno altro che vanificare ancora una volta il punto di vista empirico da una prospettiva puramente metafisica, con una concezione che sfiora l’«idealismo assoluto» di certi filosofi. Benché l’autore si sforzi di prendere le distanze dalle teorie di alcune scuole buddhiste, di fatto la sua posizione non fa che replicare l’idealismo o il nichilismo di quelle scuole, che come lui negavano ogni realtà al mondo e che si erano meritate una netta confutazione da parte di Shankarâchârya.
Secondo il grande maestro dell’adwaita, dire che il mondo è illusorio non significa che esso sia irreale come il corno di una lepre o il figlio di una donna sterile....

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